fiori che cadono

sabato 18 dicembre 2010

Consiglio cinese


E' bellissimo.... però per leggere bene le parole bisogna vederlo a schermo intero.
Si clicca sul video così si va su youtube e
poi in basso a destra per vedere a schermo intero,
Buona visione

venerdì 17 dicembre 2010

La leggenda dell' abete di Natale

In un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l'oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Per giunta incominciò a cadere una fitta nevicata. Il ragazzo si sentì assalire dall'angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.

Nel bosco, ormai spoglio di foglie, vide un albero ancora verdeggiante e si riparò dalla neve sotto di esso: era un abete. Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco e l'albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino.

La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra. Aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile.

In ricordo di quel fatto, l'abete venne adottato a simbolo del Natale e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno. Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre, la caratteristica di avere i rami pendenti

domenica 12 dicembre 2010

La leggenda della rosa di Natale

La figlia piccola di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città. Si avvicinò e chiese loro dove andavano cosi di fretta. Gli risposero che quella notte era nato il bambino Gesù e che loro stavano andando a rendergli omaggio portandogli della frutta, miele e una colomba bianca.
La ragazzina avrebbe tanto voluto andare con i pastori per vedere il Bambino Gesù, ma non aveva niente da portare come regalo. I pastori andarono via e lei rimase da sola e triste, così triste che cadde in ginocchio piangendo. Le sue lacrime cadevano nella neve mentre guardava il cielo in quella notte così stranamente luminosa. La ragazzina non sapeva che un angelo aveva assistito alla sua disperazione. Quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido. Felice, si alzò e le raccolse. Adesso aveva qualcosa da portare in dono. Partì subito verso la città e portò il mazzo di rose a Maria come dono per il figlio appena nato.
Da allora, ogni anno nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa per ricordare al mondo intero del semplice regalo fatto con amore dalla giovane figlia del pastore.
da: web


rosa di natale=pace, tranquillità

sabato 11 dicembre 2010

Nacqui muschio


Nacqui muschio.
Dove i gelo morde,
la tempesta dei verdi
era la musica silente
era il vestito sul nulla .
Ai piedi delle solitudini
conobbi il profilo delle domande
che le risposte
corteggiavano i sorrisi
di paglia e incenso .
Nacqui muschio .
Il sole mi prenderà
dopo la notte,
mi porterà sulle cime
dei baci
e ci scriveremo gli orizzonti
soltanto respirati.
Ci portermo allora
tra le assenze
e avremo il tempo ai piedi
e sarà cenere che non si alza.
Stefano Lovecchio




mercoledì 1 dicembre 2010

La leggenda dell''agrifoglio

Il pastorello si sveglia all'improvviso. In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora. Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite.
Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta.
- Dove andate? - chiede il pastorello.
- Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna. - È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
Il pastorello si unisce alla comitiva: anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri?
Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: - Oh, un arbusto ancor verde!
È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose.
Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra; c'è tanta festa attorno. Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio.
Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo.
Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline, che si posano sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.
Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio, è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie.
Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care.
Gina Marzetti Noventa

agrifoglio = prudenza

giovedì 11 novembre 2010

Leggenda della Stella Alpina

Una volta, tanto tempo fa, una montagna malata di solitudine piangeva in silenzio. Tutti la guardavano stupiti: i faggi, gli abeti, le querce, i rododendri e le pervinche. Nessuna pianta però non poteva farci niente, poiché era legata alla terra dalle radici. Così neppure un fiore sarebbe potuto sbocciare tra le sue rocce. Su dal cielo, se ne accorsero anche le stelle, quando una notte le nuvole erano volate via per giocare a rimpiattino tra i rami dei pini più alti, una di loro ebbe pietà di quel pianto e, senza speranza scese guizzando dal cielo. Scivolò tra le rocce e i crepacci della montagna, finché si posò stanca sull'orlo di un precipizio. Brrr!!!... Faceva freddo .. Era stata proprio pazza per aver lasciato la serena tranquillità del cielo! Il gelo l'avrebbe certamente uccisa... Ma, la montagna corse ai ripari, grata per quella prova d’amicizia data col cuore. Avvolse la stella con le sue mani di roccia in una morbida peluria bianca. Quindi, la strinse legandola a sé con radici tenaci… E quando l'alba spuntò, era nata la prima Stella Alpina.
da: web


stella alpina = coraggio


Quella che ho trascritto è una leggenda ma ora desidero raccontarvi una storia vera.
Questo fiore è simbolo di coraggio per via dello sprezzo del pericolo che talvolta esso richiede per essere raccolto sulle rocce.
Durante il periodo di leva mio papà raccolse una stella alpina sulle rocce del Monte Grappa e la portò in dono alla sua fidanzata che aveva solo 18 anni. Quella fidanzata è diventata mia mamma che tenne sempre quel fiore nel suo portafoglio come un bene prezioso.
Quando mia mamma ci ha lasciato, all’età di 95 anni, per raggiungere mio papà nel Regno dei Cieli io ho preso quella stella alpina e, dopo averla baciata, gliel’ho appuntata sulla giacca. Così ha continuato a tenere con sé quel fiore da lei gelosamente conservato per tutti quegli anni.

mercoledì 10 novembre 2010

Campanula

Uscendo dal cancello di casa, in una di queste molto dolci mattine di novembre ho visto questa piccola campanula spuntata come all'improvviso in mezzo al cemento. Mi ha colpito la sua perfezione: il calice delicato dalle tenere sfumature violette, le foglioline a forma di cuore, persino l'atteggiamento del fiore: timido ma anche deciso nel farsi osservare.
Nato come dal nulla: mi piace tanto pensare che una tale bellezza e perfezione non hanno avuto bisogno di nulla per esistere. Eppure esistono. C'è come una speranza in tutto questo...

(dal web)


campanula = sottomissione