fiori che cadono

venerdì 13 gennaio 2012

Dalla rosa di marmo alla rosa di ferro di Robert Desnos

La rosa di marmo immensa e bianca era sola sulla piazza deserta
dove le ombre si prolungavano all’infinito. E la rosa di marmo sola
sotto il sole e le stelle era la regina della solitudine. E senza 
profumo la rosa di marmo sul suo stelo rigido in cima al piedistallo di
granito scintillava di tutti i flutti del cielo. La luna si fermava 
pensosa nel suo gelido cuore e le dee dei giardini le dee
di marmo mettevano alla prova i loro freddi seni contro i suoi petali.
 
La rosa di vetro risuonava a tutti i rumori del litorale. Non c’era un 
singhiozzo d’onda spezzata che non la facesse vibrare. Intorno al suo
fragile stelo e al suo cuore trasparente degli arcobaleni ruotavano insieme 
agli astri. La pioggia scivolava in sfere delicate sulle sue foglie che 
talvolta il vento faceva gemere con spavento dei ruscelli e delle lucciole.
 
La rosa di carbone era una fenice negra che la fiamma trasformava in 
rosa di fuoco. Ma senza sosta estratta dai corridoi tenebrosi della miniera 
dove i minatori la raccoglievano con rispetto per trasportarla alla luce 
del giorno nella sua ganga d’antracite la rosa di carbone vegliava 
alle porte del deserto.
 
La rosa di carta assorbente sanguinava talvolta al crepuscolo quando la sera 
veniva a inginocchiarsi ai suoi piedi. La rosa di carta assorbente custode di tutti 
i segreti e cattiva consigliera sanguinava un sangue più denso della schiuma 
del mare e che non era il suo.
 
La rosa di nuvole appariva sulle città maledette nell’ora delle 
eruzioni dei vulcani nell’ora degli incendi nell’ora delle sommosse e 
al di sopra di Parigi quando la Comune mischiò alle sue vene iridate 
il petrolio e l’odore della polvere da sparo. Essa fu bella il 21 gennaio bella 
nel mese d’ottobre nel vento freddo delle steppe bella nel 1905 nell’ora
dei miracoli nell’ora dell’amore.
 
La rosa di legno presiedeva ai patiboli. Fioriva nel punto più alto 
della ghigliottina poi dormiva nel muschio all’ombra immensa 
dei funghi.
 
La rosa di ferro era stata forgiata per secoli da fabbri di lampi. 
Ciascuna delle sue foglie era immensa come un cielo sconosciuto. 
Al minimo urto essa rispondeva col rumore del tuono. 
Ma com’era dolce alle innamorate disperate la rosa di ferro.
 
La rosa di marmo la rosa di vetro la rosa di carbone la rosa di carta 
assorbente la rosa di nuvole la rosa di legno la rosa di ferro rifioriranno 
sempre ma oggi si sono sfogliate sul tuo tappeto.
 
Chi sei tu? tu che schiacci sotto i tuoi piedi nudi i resti fuggevoli della rosa 
di marmo della rosa di vetro della rosa di carbone della rosa di carta 
assorbente della rosa di nuvole della rosa di legno della rosa di ferro.


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